Dipendenza affettiva

LA DIPENDENZA AFFETTIVA: DEFINIZIONE

Con il termine inglese ‘love addiction’ si intende la dipendenza affettiva. Questo tipo di dipendenza non è ancora stata diagnosticata come patologia nei diversi manuali diagnostici.

E’ stato Giddens che, per primo, ha considerato la dipendenza affettiva come un disturbo autonomo e ne ha riconosciuto le seguenti caratteristiche:

l’ebbrezza: è la sensazione che prova il dipendente affettivo nel relazionarsi con l’altro e la sensazione si può paragonare a quella del tossicodipendente nel momento in cui sta per prendere la sua dose di sostanza.

– la dose: rappresenta quello che il dipendente affettivo trova nell’altro e come per il tossicodipendente, anche qui, cercherà sempre dosi maggiori,

intese come presenza e tempo per stare con l’altro;

– la paura: una sensazione che precede sempre ogni forma di dipendenza. Si tratta di una paura devastante, che possiamo riassumere nella massima del poeta latino Ovidio: ‘NON POSSO STARE NE’ CON TE, NE’ SENZA DI TE’. Con te, a causa del dolore che si prova nel subire umiliazioni, offese e maltrattamenti; senza di te, perché l’angoscia che provoca il solo pensiero di perdere l’altro è assolutamente insopportabile.

 

 

I TIPI DI ATTACCAMENTO

Stili di attaccamento in età adulta

 

1 – Attaccamento sicuro – l’amore sicuro: la persona sicura di se stessa ha la capacità di riconoscere le persone alle quali legarsi sentimentalmente. Queste ultime saranno persone altrettanto sicure. Insieme, saranno consapevoli dei periodi di alti e di bassi che fanno parte di una relazione e avranno la capacità di affrontarli insieme. Queste saranno storie solide e durature.

 

2 – Attaccamento ansioso ambivalente – l’amore ossessivo: sono persone molto passionali e questo le porta ad essere convinte sempre di aver trovato la persona giusta per loro. In realtà, scelgono inconsciamente persone che presentano quei tratti che loro odiano. Restano sempre nella

fase dell’innamoramento e la separazione per questo è altamente ansiogena. Tutto per loro è vissuto in maniera estrema. Queste relazioni presentano un alto grado di rischio, soprattutto quando si tratta di persone che hanno modelli negativi del sé, per i quali non ci si sente degne di

amore. Questo le porterà ad essere fortemente e ingiustamente gelose, saranno ossessive, possessive fino ad arrivare a condurre gesti estremi,

quali i delitti passionali.

 

3 – Attaccamento evitante/distanziante – l’amore freddo/distaccato: sono persone che soffrono profondamente. Non hanno avuto nell’infanzia una base sicura alla quale fare riferimento e questo comporta il fatto di non avere in età adulta alcun tipo di sicurezza affettiva. Il loro modello interiore della madre è di una madre cattiva che non elargisce nessuna cura o protezione. Hanno la sensazione di poter contare solo sulle proprie forze. Non hanno fiducia negli altri e soprattutto, per paura di essere rifiutate, sopprimono la loro emozionalità.

 

 

4 – Attaccamento disorganizzato – l’amore patologico: si tratta di stili di attaccamento che rimandano a storie di maltrattamento o abuso infantili, da parte della figura allevante. Di conseguenza, in età adulta, avranno dei modelli interiori dell’interpretazione della realtà sempre inquinati, oscurati da una confusione e da una mancanza di controllo. Non hanno assolutamente la capacità di scegliere partners affidabili, e quindi presentano il rischio di farsi coinvolgere in relazioni distruttive, con persone violente e aggressive.

 

Questa descrizione dei vari stili di attaccamento mette in luce l’importanza fondamentale affermata da Freud che riveste l’infanzia e i suoi vissuti nella successiva formazione del proprio sé e della sua organizzazione.

Se, nella nostra infanzia, abbiamo vissuto esperienze negative, che non hanno portato alla strutturazione di un sé sicuro, e non intraprendiamo un

percorso di conoscenza di sé per andarci a vedere, naturalmente non senza dolore, il nostro passato, da adulti, cercheremo incessantemente e

inesorabilmente situazioni e persone che ripropongono  le nostre antiche relazioni, in quanto sono le sole che conosciamo.

 

 

SINTOMI E CAUSE DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA

I sintomi e le cause della dipendenza affettiva possono essere: 

 

– la paura di perdere l’amore;

– la paura dell’abbandono;

– la paura di mostrarsi per quello che si è;

– il senso di colpa;

– il senso di inferiorità nei confronti del partner;

– il coinvolgimento totale e vita sociale limitata.

 

Nella nostra società, si tratta soprattutto di donne, spesso anche di successo, in carriera, ricche e anche belle; nel guardarle, apparentemente,

diresti che sono donne con una vita piena ed appagante. Ma, sotto il vestito della superdonna, si nasconde la bambina richiedente che, anche se autonoma sul lavoro, non è in grado di difendere le proprie idee, accompagnate da un senso di insicurezza, così profondo da chiedere continue rassicurazione, ma MAI appaganti del tutto.

Si tratta di donne, perché la componente affettiva appartiene maggiormente al mondo femminile che a quello maschile, soprattutto per ragioni culturali.

Infatti, sin da piccole, le donne sono invitate ad assumere una serie di comportamenti in sintonia con l’affettività, la comprensione dell’altro, l’essere materne, il sacrificio.

Insomma, viene loro inviato un messaggio di invito alla dedizione, perché altrimenti non saranno mai delle brave donne, delle brave mogli e delle

brave madri.

Si tratta di donne che hanno chiaramente una bassa autostima di sé e che, per questo, si sentono loro le COLPEVOLI, le POCO MERITEVOLI e

quindi destinate a non essere ricambiate dell’immenso amore che provano e dimostrano continuamente, annullando se stesse.

Riprendendo le parole scritte da Robin Norwood, possiamo renderci conto che un aspetto molto grave è che queste donne possono presentare

un nucleo in parte psicotico: ‘Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenza di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapeuta, stiamo amando troppo (noi ci permettiamo di sostituire il troppo con ‘male).

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza

attraenti ed affettuose lui vorrà cambiare per amore nostro, stiamo amando male. Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando male’.

‘HO BISOGNO CHE TU ABBIA BISOGNO DI ME’ è un bisogno di sopravvivenza che spinge la donna ad illudersi di cambiare l’altro.

La donna insegue un uomo INEVITABILMENTE SFUGGENTE, sempre impegnato in qualcosa di più importante di lei, che la maltratta e non teme di perderla. Tanto più lui usa questa forma di SADISMO TRASCURATEZZA, tanto più lei lo INSEGUE, proseguendo un cammino di masochismo.

La RICERCA INEUSASTA delle CONFERME DELL’ALTRO proviene dall’ INCAPACITA’ DI DARSELE DA SE’: l’altro diventa lo SPECCHIO ed il NUTRIMENTO dal quale si finisce col DIPENDERE, anche se si tratta di qualcuno che non ci ama e NON CI MERITA.

Il dipendente affettivo dedica tutto se stesso all’altro, perché vede nell’amore la risoluzione a tutti i suoi problemi, che, come detto, spesso hanno origini antiche, infantili, di ‘vuoti affettivi. Il partner diventa COLUI CHE LA SALVERA’, quindi lo scopo della propria esistenza, e naturalmente, non ne può più fare a meno.

 

 

LA DIPENDENZA AFFETTIVA: PRESENTAZIONE DI UN CASO CLINICO

Presentazione di un caso clinico

 

Una donna di circa 38 anni chiede il mio aiuto. Inizialmente, dice di subire mobbing da qualche mese. Ma presto, mi accorgo, dai racconti che fa della sua vita sentimentale, che soffre profondamente di dipendenza affettiva.

Durante i primi nostri incontri, si presentava in modo molto eccentrico e dimostrava una apparente sicurezza in sé, sia fisicamente, essendo una bella donna, sia a livello comportamentale e gestuale.

Nelle successive sedute, via via che raccontava la sua storia, il suo modo di presentarsi e comportarsi, cambiò radicalmente.

Mentre mi raccontava la sua triste storia di quando era piccola, anche il suo comportamento, la sua gestualità, si faceva infantile. Aveva avuto una madre completamente anafettiva, non si era mai sentita

considerata ed apprezzata; la madre continuava a dirle che la sua nascita era stata un evento non desiderato. Non aveva voluto abortire per problemi di credo religioso, ma, diceva, che avrebbe fatto meglio a farlo.

La figura paterna era completamente sottomessa alla moglie e non osava contraddirla nel suo comportamento con la figlia. Lei aveva fatto di tutto per conquistare l’amore materno, ma niente aveva funzionato. Le sue relazioni sentimentali erano sempre state infelici, ma non posso non accorgermi della sua profonda dipendenza affettiva quando racconta l’attuale relazione.

Mi parla del suo compagno come di una persona speciale, con la quale ha un rapporto molto gratificante, sotto tutti gli aspetti. Mi racconta che lei fa tutto per renderlo felice, che le offre cene costose e vacanze lussuose, perché lui merita il meglio. In realtà, si tratta di un uomo molto egoista, bugiardo, che non dimostra

di provare sentimenti per lei, che sparisce durante i week end perché deve lavorare, che la fa sentire insicura e spesso la insulta offendendola profondamente.

Questo comportamento lo assume anche in pubblico, umiliandola di fronte a tutti. Faticosamente, riesco a farle vedere la relazione per quello che realmente è; incontro, infatti, una grande resistenza ad aprirle gli occhi nei riguardi del suo attuale compagno.

La resistenza è talmente forte che per due mesi non viene più in terapia. Fortunatamente ritorna ed incomincia il percorso verso il cambiamento.

Dimostra una forte volontà ad uscire da questa relazione che la sta distruggendo. Ricordo che qualsiasi recupero è possibile se la MOTIVAZIONE a modificarsi è alta.

E’ stato difficile per lei disabituarsi da un certo modo di essere doloroso. Credeva di amare profondamente, ma in realtà non era amore.

 

L’AMORE E’ SCAMBIO DI GIOIA E PRESENZA ATTIVA NELLA SOFFERENZA.

 

Ci sono voluti mesi per arrivare al punto di rifiutare qualsiasi incontro con l’ex compagno; la solitudine per lei era intollerabile. Era riuscita a chiudere una relazione malata, ma continuava a vivere nell’idea del bacio del principe che salverà la principessa dalla desolazione. Per un periodo di tempo ha frequentato altri uomini, ma non essendo ancora cambiata, non avendo raggiunto un’autostima di sé, si poneva sempre allo stesso modo, mettendo in atto sempre gli stessi schemi e la relazione finiva per essere una relazione dipendente.

 

Era necessario cambiare, scegliere NUOVI RUOLI, perseguire NUOVE METE, CONFIDANDO IN SE STESSA.

 

Quando la solitudine non fu più per lei motivo di disperazione, quando si accorse che stare sola la faceva stare bene, la sua ricerca incessante di un uomo, di un qualsiasi uomo, terminò.

 

Per raggiungere l’INTIMITA’, infatti, si deve aver raggiunto una AUTONOMIA PERSONALE, che permette di lasciarsi andare nella relazione, di ESPORSI, vincendo la paura di mostrarsi vulnerabili.

 

By |2019-01-21T12:47:26+00:00Dicembre 13th, 2018|I miei Articoli, Tricotillomania|Commenti disabilitati su Dipendenza affettiva